Casa di reclusione di Augusta, due agenti aggrediti da un detenuto

Il fatto si è verificato stamattina quando i due agenti sarebbero stati spinti a terra mentre accompagnavano un detenuto in infermeria

Due agenti di polizia penitenziaria in servizio alla casa di reclusione di Augusta sarebbero stati aggrediti stamattina da un detenuto di origine rumena, che i due stavano accompagnando in infermeria. L’uomo li avrebbe spinti, sfacendo sbattere loro violentemente la schiena e le braccia e costringendoli a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale “Muscatello”. A denunciare il “fatto grave che dimostra la situazione che persiste oramai da qualche anno” sono il dirigente nazionale del Sippe/ Sinappe Sebastiano Bongiovanni e i segretari provinciali dell’Uspp, Michele Pedone e della Cisl, Fabio D’Amico che parlano di “ennesimo episodio in cui i poliziotti penitenziari devono affrontare i soggetti più violenti senza avere i mezzi necessari, mentre i detenuti hanno spesso a disposizione un vero e proprio arsenale come spranghe, lamette, fornellini, coperchi di scatolette e carrelli. Quanto è accaduto questa mattina è inaccettabile, – aggiungono- la tutela e la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria e di tutti quelli che vi lavorano devono essere sempre garantiti. Il carcere è un luogo di detenzione e riabilitazione, per questo devono esserci le giuste condizioni nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dei detenuti che vi scontano la pena”.

Poi ricordano che da più di un anno denunciano le problematiche di sovraffollamento, la carenza di organico e le condizioni difficili di lavoro in cui gli agenti e tutto il personale è costretto a lavorare, esprimono solidarietà agli agenti coinvolti e chiedono un immediato perché “il personale di polizia penitenziaria possa andare al lavoro con la garanzia di non essere insultato, offeso o peggio aggredito da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno”.
I tre sindacalisti, infine, invitano anche all’unità con le altre sigle sindacali e a portare avanti insieme un’azione forte e decisa per risolvere i problemi piuttosto che “fare la guerra dei poveri come qualche altra sigla ci vuole portare a fare”.


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