Augusta, una docente di Lettere scrive a Luca Zingaretti: riaprire Punta Izzo alla fruizione pubblica

Secondo Valeria Paci “la restituzione di questo tratto di costa è non solo l’incarnazione di un sogno, che possa diventare un parco letterario fruibile da tutti, ma rappresenta anche una forma di risarcimento per tutto ciò che negli anni ci è stato tolto”

Non si vive di soli porti commerciali, indotti provenienti dal polo petrolchimico e basi militari. L’anima ha bisogno di essere nutrita dalla bellezza e dalla cultura. Auspichiamo pertanto che questo sito di notevole rilevanza culturale possa in un futuro prossimo essere bonificato e restituito a chiunque voglia perdersi nella contemplazione del bello”. Questo un passaggio della lettera aperta che una docente augustana di Lettere, Valeria Paci ha scritto a Luca Zingarettti, il noto attore che nei giorni scorsi al Teatro greco di Siracusa ha recitato parte del racconto de “La Sirena” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che fu ispirato proprio dalla bellezza di Punta Izzo citata nella “Lighea”, lo stesso luogo magico” dove un giorno ai augura di poter sentire lo stesso attore recitare “La Sirena”.

“Mi rivolgo a lei, che – scrive la docente- considero un siciliano d’adozione, perché credo che grazie alla frequentazione con Camilleri e all’interpretazione di un personaggio siciliano quale il commissario Montalbano, abbia ben compreso la complessità, i paradossi e la bellezza della sicilianità e possa accogliere il significato di queste mie righe. La Sicilia: spina meravigliosa come possono esserlo le piante di fico d’India quando fioriscono, compiaciuta della sofferenza e del dolore, isola di secolare bellezza, triangolo fascinoso e magico, più si muove più resta immobile. Le scrivo da Augusta che è il luogo di ispirazione del racconto “Lighea”, come lo aveva originariamente intitolato l’autore. Come ben sa, prima di narrare il suo incontro con la Sirena infatti, La Ciura chiede a Corbera: “Sei stato mai ad Augusta, tu, Corbera?” Vi ero stato tre mesi da recluta; durante le ore di libera uscita in due o tre si prendeva una barca e si andava in giro nelle acque trasparenti dei golfi. Dopo la mia risposta tacque; poi, con voce irritata: “E in quel golfetto interno, più in su di Punta Izzo, dietro la collina che sovrasta le Saline, voi cappelloni siete mai andati?”. “Certo; è il più bel posto della Sicilia, per fortuna non ancora scoperto dai dopolavoristi. La costa è selvaggia, è vero, senatore? Completamente deserta, non si vede neppure una casa; il mare è del colore dei pavoni; e proprio di fronte, al di là di queste onde cangianti, sale l’Etna; da nessun altro posto è bello come da lì, calmo, possente, davvero divino. È uno di quei luoghi nei quali si vede un aspetto eterno di quell’isola che tanto scioccamente ha volto le spalle alla sua vocazione che era quella di servir da pascolo per gli armenti del sole.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che considera l’autobiografia un elemento imprescindibile nella scrittura, prestò effettivamente servizio militare ad Augusta e frequentò la zona di Punta Izzo, come testimonia anche una lettera che nel 1916 la madre, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, inviava al figlio “volontario di un anno” laddove scrive: “Però desidero di sapere di maniera certa se anderai a Punta Izzo”. Lui stesso ebbe poi a dire che “nell’inferno della guerra e poi nella memoria i mesi passati ad Augusta brilleranno così potentemente da oscurare i bagliori della guerra”. Non a caso dunque, l’indicazione di Punta Izzo nella lettera della madre ritorna come il luogo dell’incontro con la Sirena. Questo luogo evanescente e magico evocato dallo scrittore pertanto esiste realmente e il mare qui dove vivo è proprio “del colore dei pavoni”, ma la zona in questione è interdetta ai civili perché è stata data in concessione alla Marina Militare che in passato ha realizzato un poligono di tiro e tutt’oggi ne vieta l’ingresso. Provi a immaginare cosa penserebbe oggi Giuseppe Tomasi di Lampedusa se sapesse che quel luogo fonte di ispirazione è inaccessibile e deputato alle operazioni militari. Lui che, come dichiara in un altro dei suoi racconti, “I luoghi della mia prima infanzia”, provava sconcerto anche per l’uccisione di due pettirossi (“questa scena mi fece orrore; il sangue mi piaceva, si vede, soltanto metaforizzato in inchiostro di stampa”). Provi a immaginare cosa può significare per una docente trovarsi a parlare con i propri alunni di letteratura, di autori siciliani, di poesia e dover stare a guardare da lontano un sito che è stato dichiarato dalla Regione siciliana “luogo dell’identità e della memoria siciliana” tutt’oggi circondato dal filo spinato.

Aggiunga a questo che Augusta per via degli interventi umani è diventata un’isola senza mare, è un grande porto industriale e militare e sorge in prossimità di uno dei poli petrolchimici più grandi d’Europa e provi a immaginare cosa può significare per noi che ci viviamo avere la Bellezza a un passo e non poterne godere.
La restituzione di questo tratto di costa che è rimasto intatto e che ha tantissimo valore dal punto di vista non solo letterario, ma anche archeologico, geologico e naturalistico per noi abitanti di Augusta è non solo l’incarnazione di un sogno, il sogno che possa diventare un parco letterario fruibile da tutti, ma rappresenta anche una forma di risarcimento per tutto ciò che negli anni ci è stato tolto”.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo