Augusta, un sit in e una conferenza per dire “no” all’esercitazione antisommergibile della “Nato” in corso al largo della Sicilia orientale

Le due iniziative sono state promosse dal Comitato No Muos-No Sigonella, dall'associazione Peacelink, dal Collettivo Antigone e dalla Città Felice di Catania

L'incontro a palazzo San Biagio

Si sono concentrate prima a Siracusa, con un sit-in in piazza Archimede nei giorni scorsi e un incontro pubblico nel pomeriggio ad Augusta, a palazzo San Biagio  le iniziative di protesta, ma anche informazione sull’esercitazione della “Nato” “Dynamic Manta  2018” -che si sta svolgendo dalla scorsa settimana e si concluderà  venerdì’ prossimo al largo delle coste della Sicilia orientale- promosse dal Comitato No Muos-No Sigonella, dall’associazione Peacelink, dal Collettivo Antigone e dalla Città Felice di Catania.

Durante il sit-in  davanti alla Prefettura i manifestanti hanno incontrato il vicario del prefetto di Siracusa, Filippo Romano e il dirigente dell’area Protezione civile Marco Oteri a cui hanno esposto le ragioni della  protesta contro l’ esercitazione e il rischio  legato alla partecipazione dei sottomarini a propulsione nucleare, contestando intanto il fatto che tutto  si svolge senza che nessuna informazione arrivi alla cittadinanza. E poi ribadendo la richiesta di interdire il transito e la sosta di unità navali nucleari nelle acque territoriali e nel porto di Augusta, per ragioni legate alla sicurezza e all’attuale assenza di un piano di emergenza esterna per la protezione sanitaria delle popolazioni costiere.

Romano ha  riferito che, secondo le notizie fornite dal Comando marittimo di Sicilia, il sottomarino nucleare “Usa John Warner” che ha partecipato alla “Dynamic Manta” non avrebbe fatto scalo nel porto di Augusta. Il comitato però non esclude che il sottomarino possa essere  entrato nelle acque territoriali, ossia entro le 12 miglia dalla costa, soggette alla sovranità dello Stato italiano secondo quanto riferisce Gianmarco Catalano, portavoce del comitato.

Una notizia che non ci rassicura affatto – ha detto – perché anche in caso d’incidente atomico che avvenga nel mare territoriale le popolazioni costiere rischiano comunque di essere gravemente coinvolte. E ciò conferma, ancora una volta, come la navigazione di questi natanti dotati di reattori atomici avvenga senza che lo Stato metta al corrente i propri cittadini dei pericoli e delle misure di sicurezza approntate sia in condizioni normali che in caso di emergenza”.

Dai due funzionari delle prefettura si è, inoltre appreso che il piano di emergenza esterna per il rischio nucleare nell’area portuale di Augusta è stato completato ed è al vaglio dell’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (Ispra), che dovrà presentare le proprie osservazioni, prima dell’approvazione finale prevista entro il 2018. In seguito dovrà essere programmata la verifica del piano attraverso esercitazioni periodiche e campagne informative rivolte ai cittadini, per il tramite dei comuni. “Questo lo consideriamo un primo importante risultato – ha aggiunto Catalano – frutto della pressione politica esercitata dalle denunce e dall’informazione popolare che da anni conduciamo su questa tematica, col supporto di studiosi indipendenti, associazioni ecopacifiste e comitati impegnati sul territorio. Naturalmente non ci accontentiamo e continueremo a lavorare per far sì che, oltre all’attuazione di piani di emergenza nucleare, nel lungo termine a livello nazionale si arrivi alla scelta politica di denuclearizzare i porti italiani, a partire dalle aree di crisi ambientale e rischio industriale come Augusta e Taranto”.

Nel pomeriggio poi il gruppo si è spostato ad Augusta, a palazzo San Biagio per una conferenza informativa a cui hanno aderito “I siciliani giovani”, la “Rete antirazzista catanese”, il “Coordinamento Punta Izzo possibile”, il  “Comitato stop veleni”, il “Comitato No Muos” di Ragusa, “Pax Christi” e la “Comunità dell’Arca in Sicilia”. L’incontro è stato  moderato dall’avvocato Sebastiano Papandrea, sono intervenuti Francesco Iannuzzelli, fondatore e attivista di “Peacelink”, che ha ricordato  la campagna nazionale contro il rischio nucleare negli 11 porti italiani interessati dal transito di navi atomiche statunitensi, francesi e inglesi, Maria Grazia Patania, del “Collettivo Antigone”, ha affrontato il nesso tra guerre e migrazioni, attraverso la lettura della storia di un migrante africano vittima del traffico di esseri umani dalla Libia.

A puntare i riflettori sul porto di Augusta e il rischio nucleare sono stati Alfonso Di Stefano e Gianmarco Catalano. Scarsa la partecipazione della gente hanno assistito all’incontro  i consiglieri comunali Schermi, Triberio e Niciforo, gli organizzatori hanno stigmatizzato “l’assenza di rappresentanti dell’ amministrazione comunale di Augusta e dei restanti comuni della provincia, che evidentemente non hanno avvertito il dovere di partecipare, riferire nel merito o anche solo manifestare la loro vicinanza a un’iniziativa che chiama in causa anche le loro responsabilità politiche e amministrative”.


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