Augusta, querela per diffamazione: il Gup archivia la posizione del giornalista Ciccarello

Il cronista era stato querelato dal consigliere comunale 5 stelle Paratore, per un articolo ritenuto diffamatorio

Il Gup del Tribunale di Siracusa ha archiviato la posizione del giornalista augustano Massimo Ciccarello querelato nel 2017 da Teo Paratore, all’epoca dei fatti consigliere comunale del movimento 5 stelle, e dimessosi l’anno successivo, che in un articolo si era sentito diffamato. Lo ha reso noto l’Unione nazionale cronisti italiani, l’articolo in questione era stato pubblicato sul giornale on line LaNota7 in cui il Ciccarello aveva commentato un messaggio, postato il 18 ottobre 2017 su Facebook da Paratore che diceva: “Fatta saltare in aria a Malta Dafne Galizia, la giornalista dei Panama Papers… E poi abbiamo eroi cittadini”.

Ne era nata una vicenda giudiziaria in cui il consigliere comunale sosteneva che il cronista aveva “creato inopinatamente una notizia del tutto falsa”, avendo riportato nella titolazione “parole che non erano mai state scritte”. Ma per il pubblico ministero, che ha chiesto l’archiviazione Ciccarello “ha esposto la sua opinione personale circa alcuni fatti che si sono effettivamente verificati”. Il Gup, nella sentenza di non luogo a procedere ha rimarcato “la giurisprudenza di legittimità, nell’ottica di un condivisibile allargamento delle maglie della tutela penale della reputazione in funzione di un più vasto e meno timido controllo democratico sul comportamento dei pubblici poteri”.

“Ritengo sia arrivato il momento che si scoraggi con determinazione qualsiasi tentazione di utilizzare in senso liberticida le leggi nate per ben altri scopi”, ha commentato il giornalista.

Ad esprimere soddisfazione per l’esito della vicenda è il fiduciario della Sezione Unci di Siracusa, Francesco Nania. “Ancora una volta un giudice ha sancito il valore assoluto della libertà di stampa – ha detto– il frequente ricorso alle cosiddette querele temerarie rappresenta un’insidia per i principi ispiratori dell’articolo 21 della Costituzione”.

 


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