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Augusta, progetto “Cisas” su ambiente e salute: “si continua a mangiare pesce contaminato della rada del porto dove si sversano anche farmaci”

E’ uno dei primi dati emersi ieri durante la presentazione dei primi risultati del progetto finanziato dal Miur

Si continua  a mangiare pesce “contaminato” della rada di Augusta, inquinata anche dai farmaci sversati in mare per assenza di depuratore. Lo ha detto ieri mattina Mario Sprovieri, ricercatore geochimico dell’istituto per l’Ambiente marino-costiero del Cnr e ideatore del progetto “Cisas”, Centro internazionale di studi avanzati su ambiente, ecosistema e salute umana, che ha coinvolto  moltissimi enti tra cui Arpa, Asp e università siciliane.

Finanziato dal ministero dell’Università e ricerca il progetto dura tre anni e si propone di studiare e conoscere i fenomeni di inquinamento ambientale e del loro impatto sull’ecosistema e sulla salute umana nelle aree di Augusta- Melilli- Priolo, ma anche Milazzo e Cosenza. Avviato ad ottobre 2016 e arrivato a metà percorso e ieri mattina nel salone “Rocco Chinnici” del Comune sono stati presentati i primi risultati durante il convegno “Ambiente e salute nella rada di Augusta: una relazione da conoscere organizzato dal Cnr e dal Comune.

La prima fase del progetto ha previsto l’analisi dei sedimenti e del prodotto ittico alla ricerca del mercurio  che è presente, insieme ad altri metalli pesanti nella rada, “dove si sversano anche i contaminanti emergenti come farmaci, visto che manca il depuratore e viene immesso in mare tutto ciò che viene prodotto. – ha detto Sprovieri- Abbiamo fatto comprendere come questi contaminati si muovono dai sedimenti e vengono respirati e mangiati dai pesci che vengono ancora pescati. Facendo un’analisi del territorio, seppur la capitaneria faccia una stretta vigilanza, continua ad esserci una pesca di frodo che alimenta un mercato sotterraneo tra Augusta e Priolo e la gente mangia spesso, inconsapevolmente, il pesce contaminato”.

Analizzati anche i capelli, il sangue e le urine di un gruppo importante di augustani volontari per capire come i contaminanti passino dall’ambiente all’uomo, ma anche quali siano i fenomeni di interferenza del comparto ambientale  sulla salute umana, sul metabolismo a livello cellulare e dei tessuti e con l’insorgenza di particolari  malattie. Si è iniziato con i mercurio  ma si continuerà con altri contaminanti. “Per lo studio epidemiologico è a buon punto il reclutamento di mamme selezionate alla trentaquattresima settimana di gestazione, che verranno  seguite fino al primo anno di età del bambino. Al momento del parto – ha aggiunto- verranno prelevati cordoni ombelicali e placente per verificare se su questo target di popolazione ci sono fenomeni di impatto dei contaminanti dalle matrici diverse, dal cibo, dall’aria sulla salute del feto e della mamma”.

Guardando, invece, ai parametri  dell’aria i ricercatori si sono resi conto che ci troviamo “tutto sommato in condizioni non estreme. Vogliamo accertare eventuali  contaminazione su una parte del particolato presente nell’aria che non viene studiato ed un è una delle più responsabile degli effetti  sulla salute della popolazione. – ha proseguito- Sono evidenti fenomeni di impatto proprio di questa parte più sottile delle polveri  presenti in atmosfera, che possono avere un impatto rilevante sulla salute dell’uomo e in particolare nell’apparato respiratorio. Abbiamo raccolto tutti i risultati delle centraline presenti dei vari enti che sono diversi, abbiamo visto che i dati sono robusti e  possono fare parte di un insieme  su cui si può lavorare anche se ci sono delle domande che ci poniamo. Al termine del progetto  credo che ci saranno gli strumenti affinché un decisore politico, non potendosi trincerare dietro l’indimostrabilità della correlazione tra inquinamento e danni alla salute e all’ambiente, dovrà agire”.

Rispetto a Milazzo e Crotone, le altre due aree studiate nell’ambito del progetto Augusta-Priolo e Melilli essendo un petrolchimico è unico con numero rilevante di composti organici di diversa tipologia, e si rende sempre necessaria la bonifica della rada. “Ci sono tecnologie anche nuove per affrontare come farla in maniera matura, ci vogliono risorse e la volontà per farla. 700 mila metri cubi da spostare non sono l’inferno, si può fare”. –ha concluso affermando infine, che i loro studi e movimenti sono osservati.

Al convengo sono intervenuti  Achille Cernigliaro, del Dipartimento attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato regionale della Salute, Franco Tisano, responsabile del registro tumori dell’Asp, Corrado Regalbuto della struttura territoriale di Siracusa di Arpa Sicilia, i ricercatori del Cnr Fabrizio Bianchi dell’ istituto Fisiologia clinica,  Fabio Cibella,   (Biomedicina e Immunologia molecolare),  Andrea De Gaetano  (Analisi dei sistemi e informatica “Antonio Ruberti”), Liliana Cori (Fisiologia clinica) che ha lanciato  un concorso per gli studenti che dovranno produrre un elaborato originale sul tema “ambiente e salute nella rada di Augusta” che sarà premiato durante l’anno scolastico. Il convegno è stato moderato dal giornalista  Max Firreri.

A fare gli onori di casa è stato il sindaco Cettina Di Pietro che ha sottolineato la necessità che le “istituzioni centrali alle buone intenzioni facciano seguire anche interventi concreti per supportare le Procure e gli ambienti della sanità, nel contrasto ai fenomeni di mancato rispetto delle normative in tema ambientale. Bisogna mettere insieme tutto gli attori coinvolti e – ha aggiunto- fare fronte comune  per avere gli strumenti e dire che essendo Augusta un caso particolare è necessario  intervenire. Insieme al sindaco di Melilli, di Siracusa e al commissario di Priolo abbiamo già inviato la richiesta del prefetto di riattivare il tavolo che doveva portare alla revisione del protocollo del monitoraggio ambientale”.

Tra i presenti anche il capo della Procura  di Siracusa, Francesco Paolo Giordano che ha ricordato le difficoltà, anche in termini di  mezzi e personale adatto a contrastare  le problematiche di tipo ambientale, che ah trovato quando si è insediato mentre sul suo tavolo arrivavano spesso “gridi di dolore” e richieste di intervento da parte di cittadini e ambientalisti. “Così – ha detto- è stato costituito un gruppo di lavoro, una task-force, ci siamo concentrati anche se chi doveva darci informazioni seri allargava le braccia perchè era impossibile sapere da dove proveniva l’inquinamento, da quali fonti. Abbiamo ottenuto il sequestro degli impianti della Esso e dell’ex Isab, anche se non se ne parla molto ed è stata messa sotto traccia. E non capisco perchè. Abbiamo imposto delle prescrizioni  e le imprese hanno aderito. E non potevano fare altrimenti. Abbiamo fatto il nostro dovere perchè  abbiamo aperto all’ascolto del territorio che ci diceva determinate cose e stiamo continuando in una strada che  non è  certo facilissima”.

 

 

 

 


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