Augusta, processo “mafia e politica”: in aula l’esame dell’ex sindaco Carrubba

Ieri mattina al tribunale presieduto da Giuseppina Storaci l’ex primo cittadino ha risposto per tre ore alle domande della difesa

È ripreso ieri mattina al Tribunale di Siracusa il processo su “mafia e politica” che vede imputato l’ex sindaco Massimo Carrubba, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio assieme all’ex assessore Antonio Giunta, mentre l’ex consigliere comunale Carmelo Trovato risponde solo di voto di scambio.

Ieri era in programma l’esame di Carrubba che ha parlato per circa tre ore rispondendo alle domande del solo avvocato delle difesa, Francesco Favi, a un paio di domande dei difensori di Giunta, mentre il Pm della Dda di Catania, Andrea Ursino ha preferito non sottoporre a esame l’imputato ritenendo sufficiente l’interrogatorio agli atti. E proprio da questo e dalle intercettazioni e trascrizioni effettuate dai Carabinieri, dal cui confronto tra la loro versione con quella dei periti Carrubba ha detto di aver “trovato delle difformità non solo nei contenuti, ma anche nelle individuazioni delle persone” è partita la difesa dell’ex primo cittadino, che ha ripercorso i principali avvenimenti politici e non, risalenti al 2008 quando ci furono le elezioni per ila seconda volta fu eletto sindaco. Tutte vicende che fanno parte del castello accusatorio sono confluiti nella relazione di scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose del 2013.

Alla domanda del legale sui suoi rapporti con Maurizio Carcione, Carrubba ha detto di aver saputo che aveva qualche problema con la giustizia sono nel 2011, quando venne arrestato nell’operazione “Morsa 1” e uscì poco prima un articolo sull’Espresso che lo riguardava visto che nel 2008 il suo casellario giudiziario era pulito: “non ho mai avuto contezza del desiderio di Carcione di candidarsi nel Pd, ne parla con Giovanni Santanello ed Enzo Pera, che hanno formato un asse politico con Daniela Pasqua, candidata al Comune”. E rispetto alle frequentazioni di Carcione non con lui ma con altri esponenti del Pd Carrubba interpreta la frase “boomerang gigantesco” intercettata durante una conversazione con Milena Contento, “diligente dirigente del partito per la formazione della lista Pd che mi pone il problema che la frequenza di Carcione con altri esponenti del partito possa essere un boomerang gigantesco”.

Su Giambattista Coltraro e Pd ricorda che nel 2008 era un giovane notaio che esercitava ad Augusta, si era affermato e aveva coinvolto persone: “era originario di Messina e amico del segretario del Pd regionale Francantonio Genovese, c’erano frange di esponenti politici come Amara e Salmeri, che ponevano il problema morale per il processo Oikothen in corso, chiedevano che si facessero le primarie e volevano candidare Salmeri. Alla fine io mi candido con il Pd e Salmeri va per i fatti suoi”.

Sui festeggiamenti del 30 giugno 2008, quando si venne a sapere che Carrubba è stato eletto gli viene contestato il fatto di aver parlato al telefono sia con Graziano Pandolfo che con Carcione. “arrivo al mio comitato elettorale che è di fronte piazza Duomo e vengo sommerso dalla folla, non ero certo solo con loro due come sembra -dice – Ricordo le telefonate del prefetto, della capitaneria, arrivavano a tanti le telefonate e mi passavano i loro telefonini e io rispondevo. Tra questo c’era anche quello di Carcione che mi viene passato da Pandolfo. Mi fa gli auguri e io rispondo: Grazie”, Sull’appoggio politico di Carcione ricorda che al primo turno quest’ultimo non fa mai il suo nome, ma solo al secondo perchè l’elezione del sindaco e, dunque, il premio di maggioranza avrebbe portato all’elezione anche della sua candidata, Daniela Pasqua. Quest’ultima è arrivata quarta nella lista Pd, al partito toccano tre seggi, è la prima dei non eletti. “Carcione sa che la Pasqua non è eletta se non scatta premio di maggioranza – prosegue Carrubba – compra il giornale e legge che la Pasqua non c’è tra gli eletti, allora va da Pera e gli dice che voleva fare ricorso al Tar, ma quest’ultimo gli risponde che ancora non sono definitivi i risultati e bisogna aspettare la proclamazione”.

Altro argomento di interrogatorio sono i rapporti con Marcello Ferro, già condannato: “lo conosco perchè ad Augusta ci conosciamo tutti, è il genero dell’avvocato Gioacchino Aiello, personaggio storico e politico, appartenente ad una famiglia specchiata che, solo in virtù delle sua qualità e competenze, ho nominato assessore già a primo turno. La scelta di Aiello non era legato al suo rapporto con Ferro, nessuno mai può pensare che l’ impegno politico di Aiello sia legati al genero”.  E a proposito di Ferro citata anche una delle intercettazioni in cui c’è un evidente sbaglio di persona, secondo l’imputato. È quella in cui Puccio Tabita, proprietario dell’immobile poi affittato dal Comune come tribunale e  i cui lavori furono eseguiti dalla ditta di Jimmy Blandino, oggi collaboratore di giustizia ed ex consigliere comunale “aveva problemi economici mi chiede un prestito. Dico di andare da Marcello, i carabinieri dicono che sia Ferro, ma bastava trascrivere il resto delle intercettazioni per capire che si stava parlando di macchine e quindi si parlava del cognato di mio fratello, ovvero di Marcello Birritta. Tabita aveva difficoltà a rivolgersi a Birritta perchè aveva degli impegni non onorati con lui”.

E a proposito della locazione da parte del Comune dell’immobile di proprietà di Tabita, che secondo l’accusa attesterebbe i rapporti tra l’imputato e Blandino, Carrubba ricorda che l’affitto “veniva contestato da Pippo Amara, che non poteva tollerare che un immobile non di sua proprietà potesse essere affittato al Comune, sarebbe stato come scalfire il suo sistema”.

L’ex primo cittadino, inoltre, smentisce di aver avuto rapporti con Sergio Ortisi che “non si è speso per me e c’è un intercettazione in cui Ortisi sostiene che mi ha incontrato dalla sarta, in Borgata e a dieci metri di distanza e mi ha chiesto come era finito con il lavoro”. Legata a Ortisi, secondo i Carabinieri anche la vicenda dei manifesti elettorali: “io avevo una struttura ben collaudata e non ho mai dato incarico di affiggere manifesti miei ad Ortisi, non so perchè avesse dei miei manifesti elettorali”. Altro argomento chiave l’incontro di Carrubba con Jimmy Blandino che, sono l’accusa attesterebbe i rapporti tra i due. Il 3 dicembre 2008 Blandino chiede un incontro al Comune attraverso Massimiliano Di Mare che va dalla segretaria dell’Ente.

“Io li ricevo. La vicenda Tabita è in piena evoluzione, ma – ricostruisce l’ex primo cittadino – non parliamo della locazione, né di Tabita, né di Vincenti, o di Virlinzi, ma solo dell’idea di realizzare una consulta di piccoli imprenditori perchè la manodopera possa lavorare. I carabinieri la definiscono la pietra miliare dell’indagine, ma io io dico che dico che è la pietra miliare che scolpisce come io ho agito nella pubblica amministrazione. Rispondo che è una bella idea ma per essere fattibile ci vuole il rispetto della privacy e l’altra obiezione che pongo è la libera scelta. Dico che mi devo consultare con l’avvocato Coppa, mentre i carabinieri dicono che sono allettato dalla proposta”.

Sui rapporti con Renzo Vincenti, figlio dell’unico vetraio di Augusta, è il genero di un personaggio storico, mio grande sostenitore e sindacalista. “C’è altra discussione con un mio caro amico Enzo che viene confuso con Renzo, che non è mai salito sulla mia auto”. Poi ricorda che il 19 maggio 2008 “Vincenti chiama Intravaia e dice che l’accordo è stato fatto con il generale Inzolia” per appoggiarlo con una lista che, all’ultimo momento, non si sa se per un telefonata o per altro, salta e non viene più presentata.

Dei rapporti con l’ex assessore Antonio Giunta, infine, hanno chiesto sia i legali Puccio Forestiere e Beniamino D’Augusta e Carrubba ha ricordato che Giunta “non aveva poteri decisionali, non ha mai fatto pressioni personalmente con gli uffici comunali perché si affidassero lavori o subappalti, né di essere a conoscenza se l’impresa del figlio fosse iscritta nell’elenco delle imprese fiduciarie del Comune”. Durante l’udienza sono stati citati, su richiesta della difesa, lievemente contestata dal Pm, ma accolta in pieno dal Tribunale i nomi dei Carabinieri di Augusta che hanno effettuato le trascrizioni delle intercettazioni ritenute errate dalla difesa. Si tratta di Giovanni Amara, Corrado Padova e Francesco Buscemi.

La prossima udienza è per il 9 maggio, in cui il Pubblico ministero presenterà, per iscritto, la sua requisitoria. Il collegio, presieduto da Giuseppina Storaci e composto da Nicoletta Rusconi e Alfredo Spitaleri, ha fissato anche le altre tre udienze per il 15, 21 e 28 maggio, in cui si esprimeranno la parte civile e i difensori.


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