Augusta, porto e inquinamento dell’aria. Legambiente: “adottare misure urgenti per ridurre le emissioni di gas delle navi in sosta”

Il rappresentante legale Gianfranco Zanna ha inviato una lettera alle Autorità portuali di Sicilia tra cui quella di Augusta, che sta predisponendo uno studio di fattibilità per l’elettrificazione delle banchine per un investimeno di 6 milioni di euro tra lo scalo megarese e quello di Catania

Adottare delle misure urgenti per la riduzione delle emissioni di gas prodotte dalle navi da crociera e mercantili nelle aree portuali, tra cui anche lo scalo megarese, che ricade nell’area a elevato rischio di crisi ambiente e sito di interesse nazionale (Sin). È la richiesta che Legambiente Sicilia ha inviato, nei giorni scorsi, alle autorità portuali di Augusta, Palermo e Messina sottolineando come il settore dei trasporti incida fortemente sulla qualità dell’aria con il contributo in termini di emissioni di gas climalteranti.

“Insieme alle industrie energetiche – si legge – i trasporti sono responsabili di circa la metà delle emissioni nazionali di gas climateranti, ma mentre il settore della produzione di energia ha ridotto del 23, 9% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, in quello dei trasporti le emissioni sono aumentate del 2,4%, a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri”.

Secondo gli ambientalisti i maggiori vettori inquinanti nelle città portuali sono le navi, soprattutto quelle da crociera, che a causa dei loro grandi motori da 20-40 MW alimentati da olio combustibile pesante (Hfo) -carburante ad alto contenuto di zolfo residuato dalla raffinazione del petrolio – emettono anidride solforosa fino a 3.500 volte superiore a quella dei motori delle automobili e producono emissioni pari a quelle prodotte da migliaia di auto ferme al semaforo con motore accesso per 10-12 ore. Infatti mentre per uso marina il gasolio ha un contenuto di zolfo dello 0,1% e l’olio combustibile del 3,5%, il gasolio per autotrazione deve contenere al massimo lo 0,001% di zolfo (3500 volte meno dell’olio combustibile e 100 volte meno del gasolio marina).

L’organizzazione marittima internazionale (Imo) ha adottato, ad aprile dell’anno scorso, una strategia iniziale per ridurre entro il 2050 le emissioni dei gas climalteranti dalle navi di almeno il 50% rispetto alle emissioni del 2008” e in attesa che il 1° gennaio 2020 entri in vigore la misura adottata anche dall’Imo e che a bordo delle navi diventi effettivo il limite dello 0,50% di zolfo nell’olio combustibile pesante, “bisogna che vengano implementate e strettamente applicate le norme e le procedure previste dalle vigenti norme nazionali derivanti dalle direttive europee”. Ad oggi secondo gli ambientalisti “nessuna delle navi mercantili e da crociera che approdano nei porti italiani e siciliani ci risulta abbia introdotto dei metodi di riduzione delle emissioni climateranti e cancerogene prodotte di loro motori alimentati da HFO, come monossido di carbonio, composti organici volatili e ossidi di azoto, polveri sottili e ultrasottili e anidride solforosa, che sono causa di diverse gravi malattie polmonari, cardiovascolari e danni al sistema neurologico”.

Anche il recente Piano regionale di tutela della qualità dell’aria in Sicilia ha preso in considerazione la problematica dell’inquinamento prodotto dalle navi nei porti siciliani e prevede espressamente l’elettrificazione delle banchine dei porti di Palermo, Catania ed Augusta sollecitando rapidi tempi d’attuazione. In particola Legambiente Sicilia chiede all’Autorità portuale di vigilare “sul cambio combustibile della nave allorché in area portuale con analisi a campione del carburante in uso e detenuto nei serbatoi di bordo – così come su quello dei fornitori autorizzati – rendendo noti gli esiti delle verifiche così da consentire alla nostra associazione la realizzazione di un dossier sull’argomento, di rendere accessibile al pubblico il registro dei fornitori e relativi combustibili posti in commercio dagli stessi, il numero delle verifiche condotte dall’entrata in vigore del Dlgs 112/2014 e quante di esse hanno evidenziato violazioni delle norme, e di far conoscere se l’Autorità portuale sta aggiornando o adeguando i piani regolatori del porto al fine di pervenire in tempi quanto più brevi all’elettrificazione”.

Da parte sua l’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale ha in previsione un investimento di 6 milioni di euro per l’elettrificazione delle banchine dei due porti di Augusta e Catania attraverso l’individuazione di impianti di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili e con l’ obiettivo di “limitare l’inquinamento ambientale prodotto dalle navi durante il periodo di sosta imposto per l’esecuzione delle operazioni di carico e scarico merci e passeggeri, introducendo così il concetto dei “Greens port”. Per questo l’anno scorso ha emanato un avviso di preselezione  per l’individuazione di un professionista, singolo o associato e la redazione di uno studio di fattibilità tecnica ed economico ad ho, è già stata espletata la procedura di gara, in forma negoziale e previa consultazione del mercato con importo a base d’asta di 39769 euro e l’incarico è stato affidato ad Antonino Bevilacqua che ha offerto un ribasso del 42, 12% e, dunque, l’importo di 23.120 euro.

L’impianto di elettrificazione  dovrà, dunque “consentire una riduzione complessiva degli inquinanti immessi nell’ambiente attraverso l’uso di un sistema di produzione dell’energia più efficiente ed efficace rispetto a quello posizionato a bordo delle navi“, lo studio di fattibilità dovrà prevedere “adeguati accorgimenti tecnici per consentire alle navi di attingere corrente elettrica dalla rete di terra, formulando contestualmente dalle ipotesi approvvigionamento provenienti da una fonte di produzione di energia sostenibile solare”, senza prevedere per le navi aggravi dei costi energetici tale da rendere non competitivo il porto nel mercato nazionale e internazionale.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo