Augusta, partita ieri l’operazione umanitaria “Mediterranea” per salvare migranti

Il rimorchiatore lungo 37 metri, è attrezzato per soccorrere naufraghi ed è stato acquistato con donazioni e un fido di banca Etica a cui hanno fatto da garanti alcuni parlamentari

Alcuni operatori a bordo del rimorchtiatore Mare Jonio

È partita ieri mattina presto, dal porto di Augusta, l’operazione “Mediterranea”, con la nave italiana “Mare Jonio” che vuole svolgere nel Mediterraneo centrale, laddove ormai non ci sono più imbarcazioni di organizzazioni umanitarie per salvare migranti, attività  di monitoraggio, testimonianza e denuncia “della drammatica situazione che vede donne, uomini e bambini affrontare enormi pericoli in assenza di soccorsi e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei”. E, se necessario, salvare vite umane.

Per la Capitaneria di porto di Augusta, che ha effettuato tutti i necessari controlli amministrativi  il rimorchiatore “Mare Jonio”, battente bandiera italiana, è autorizzato a trasportare 4 persone, oltre l’equipaggio, ed è diretto verso la Libia e dopo la sua partenza, ieri pomeriggio a Roma, si è tenuta una conferenza stampa in cui l’armatore, l’operatore sociale Alessandro Metz ha spiegato, insieme ad altri, le ragioni di questa iniziativa corale e che l’imbarcazione è stata acquistata per una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 500  mila euro, di cui 100 mila euro circa di donazioni, con una società creata per l’occasione e grazie al fido concesso da Banca Etica.

Tra i promotori ci sono varie associazioni, Onlus, Ong, tra cui Arci nazionale, Ya Basta di Bologna, Sea-Watch, il magazine online “I diavoli” e l’impresa “Moltivolti”. Garanti, oltre allo stesso Metz, anche un gruppo di parlamentari, tra cui Erasmo Palazzotto che è anche a bordo della nave, Nicola Fratoianni, Rossella Muroni e Nichi Vendola, che hanno depositato le necessarie fideiussioni. Banca Etica supporta, inoltre, le attività di crowdfunding di chi cioè vorrà prendervi parte donando un proprio contributo. L’iniziativa ha il sostegno di esponenti del mondo della cultura e della società civile.

Il rimorchiatore è stato rimesso a nuovo, è lungo 37 metri e “attrezzato per soccorrere, se necessario, chiunque rischi di morire in mare”. L’equipaggio è composto da 11 persone, con regolare contratto e comprende anche un team di soccorso. Alla missione si affiancherà anche Astral, una delle navi di Proactiva Open Arms, salpata alcuni giorni fa dalla Spagna con a bordo un gruppo di volontari, mediatori culturali, e un pool di giornalisti della stampa internazionale.

Quella di Mediterranea è un’azione di disobbedienza morale ma – si legge sul sito ufficiale – di obbedienza civile. Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni. Il lavoro dei promotori è stato solo il primo passo: tanti incontri e confronti sul progetto sono in corso con realtà del mondo cattolico, dell’associazionismo laico e del volontariato, con rappresentanti degli spazi sociali, con parlamentari nazionali ed europei, con sindaci di importanti città in Italia e in Europa. L’obiettivo principale è essere dove bisogna essere, testimoniare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo centrale, come impongono tutte le norme vigenti”.

Ma “Mediterranea” si muove anche a terra, cercando di costruire anche  una rete territoriale di supporto tra realtà esistenti e singoli che vogliono partecipare a questa impresa. All’iniziativa si può aderire in qualsiasi momento, ognuno dei suoi sostenitori diventa automaticamente un promotore.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo