Augusta, ordinanza contro blocchi davanti le portinerie “strumentalizzata”. Di Pietro e Pisani: “protesta a orologeria” |Faraone davanti la portineria: "dal M5S ci aspettavamo altro"

I due esponenti del M5S da un lato difendono l’ordinanza prefettizia dall’altro puntano il dito contro quanti starebbero “cavalcando” la vicenda

“La strumentalizzazione di un’ordinanza prefettizia, emanata al solo scopo di evitare i blocchi della circolazione stradale, che danneggiano in primo luogo la maggioranza dei lavoratori del polo petrolchimico tradisce la necessità impellente da parte di forze politiche e di politici di lungo corso come il senatore Faraone di ricostruire la propria credibilità nei confronti di un elettorato da tempo abbandonato”. Non usano mezzi i termini il sindaco Cettina Di Pietro e il senatore augustano Pino Pisani, che da un lato difendono l’ordinanza del prefetto di Siracusa Pizzi sul divieto di assembramento davanti le portinerie industriali, finita ancora di più nell’occhio del ciclone dopo la notizia dell’ intervento dell’ambasciatore russo con il ministero dell’ Interno per scongiurare i blocchi dei lavoratori delle ditte e  che dall’altro puntano il dito contro quanti starebbero a loro dire, “cavalcando” la vicenda, primo fra tutti il senatore del Pd Davide Faraone che stamattina ha fatto un sit-in davanti la raffineria di Priolo, ma anche il consigliere comunale di Articolo 1 Giancarlo Triberio, che non viene però citato e che  aveva chiesto una presa di posizione forte del consiglio comunale e della politica locale  sulla vicenda.

Per i due esponenti del Movimento 5 stelle, nato proprio con le proteste di piazza, “i blocchi non sono un diritto sindacale, ma sono anzi vietati dalla legge e non hanno nulla a che vedere con le legittime manifestazioni di protesta garantite, esse sì, dalla Costituzione e hanno destato proteste e doglianze da molte parti, spesso anche da parte di politici che oggi si ergono a difensori di malintesi diritti sindacali. Assumere una di queste lamentele a ragione unica dell’ordinanza – scrivono su Facebook – è una vera e propria mistificazione, tirata in ballo, guarda caso, proprio il giorno dopo che è stata resa nota la decisione del Tar che attesta la validità dell’operato del Prefetto. Basta leggere quanto scrive il Tribunale amministrativo per capire dove stanno le ragioni del provvedimento che, peraltro, non riguarda esclusivamente la russa Lukoil ma si estende a tutte le aziende del petrolchimico: italiane, algerine, sudafricane.”

E allora, secondo Pisani e Di Pietro, alcuni partiti (riferimento a Faraone e Pd) e sindacati (Cgil) piuttosto che “strumentalizzare” un’ordinanza “potrebbero cominciare a preoccuparsi in maniera responsabile e più partecipata della questione ambientale. Su questo tema bisogna fermamente pretendere dalle imprese petrolchimiche trasparenza e mutato atteggiamento come fa da anni il Movimento 5 Stelle. È questa la vera sfida: conciliare il diritto all’occupazione con il diritto alla salute, anche e in primo luogo per tutelare gli stessi lavoratori”.


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