Augusta, l’antica novena di Natale risuona nella chiesa di San Giuseppe e delle Anime Sante

L’ iniziativa è stata promossa dalla Società augustana di storia patria e ad una ricerca storica del vice presidente Salvo Romano

È risuonata non tra le mura di una abitazione, come si faceva un tempo durante il Natale, ma nelle due chiese di San Giuseppe e  delle Anime Sante  l’antica novena natalizia della tradizione augustana, riproposta  dall’attrice augustana Anna Passanisi quale voce narrante e da i due suonatori Emanuele Di Grande alla ciaramedda e Lorenzo Pugliares al tamburello.

Un tuffo nel passato più antico grazie ad una iniziativa, promossa dalla Società augustana di storia patria e una attenta ricerca storica del vice presidente Salvo Romano che ha permesso di far rivivere e  ascoltare, a molti per la prima volta, come si vivevano i giorni di attesa del Natale ad Augusta, oltre che  recuperare un testo che, sia pur conosciuto in molti parti della Sicilia, si conserva con specifiche varianti grazie a Sebastiano Salomone che l’ha pubblicata nella sua “Storia di Augusta” edita nel 1905.

Lo stesso Salomone ringrazia una certa “signorina Elena Saraceno, insegnante nelle pubbliche scuole di Augusta, per la collaborazione gentile nel raccogliere dalla viva voce dei vecchi plebei i canti vernacoli, per lo più inediti, e certamente dovuti a poeti campagnuoli”. Pertanto quella di Elena Saraceno è l’unica lezione a noi giunta, mentre la stampa a caratteri tipografici è l’unico testimone di cui disponiamo.

Salomone ha descritto, inoltre, le modalità della celebrazione del Natale rammentando che “fin dai primi di dicembre un suonatore di violino ed uno di contrabasso si mettono in giro per le case ad offrir la novena, e quando l’offerta loro è accettata essi lasciano, una immaginetta del Bambino Gesù, o della Sacra Famiglia, e mettono in nota il nome del cliente. Le cantate della novena cominciano la sera del 15, e senza interruzione continuano sino alla sera del 23. Cada scrosciante la pioggia, sibili rumorosamente l’aquilone, scoppi fragoroso il tuono, le meste note del violino e del contrabasso si sentono o distinte o flebili dietro le porte di tutte le case, or di sera, or di notte, o prima o dopo del tocco”.

Per l’occasione è stata allestita in chiesa una “cona”, da cui deriva il detto “ammuc- carisi ‛na ‛cona”, che sta per  “mangiarsi tutto” come ha ricordato Salvatore Romano nel su intervento, realizzata con una antica stampa oleografica della Natività ornata da arance, limoni, rosmarino e  dolciumi della tradizione davanti alla quale sono stati accesi  nove lumini.

L’iniziativa ha messo in luce anche il ruolo dei suonatori “orbi” nell’esecuzione delle cantate, gli ultimi che si ricordano di Augusta sono stati il violinista cieco Don Domenico Stella, detto “donnu Minicu l’urbiceiddu” e il figlio Pippo. Entrambi, oltre a prestare servizio in occasione del periodo natalizio, eseguivano specifiche meste composizioni accompagnando il Martedì Santo la processione penitenziale del Cristo Crocifisso della Confraternita di Gesù e Maria.


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