Augusta, gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore restano in carcere: le motivazioni del Riesame di Roma e Messina

Coinvolti nell'inchiesta delle Procure di Messina e Roma su un presunto giro di sentenze pilotate per agevolare gruppi imprenditoriali vicini agli stessi, è quasi scontato che i legali difensori dei due presenteranno ricorso

L’avvocato Piero Amara e l’amministratore di alcune società Fabrizio Centofanti, “con condotte per nulla episodiche ma reiterate nel corso di molti anni“, hanno creato “un sistema ben consolidato per lucrare illeciti profitti, falsamente rappresentando una realtà di operazioni imprenditoriali o del tutto inesistenti o intenzionalmente sovraffatturate“. È quanto scrive il tribunale del Riesame di Roma che, bocciando i ricorsi della difesa, ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata il 2 febbraio scorso dal gip Daniela Caramica D’Auria per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale.

Stando al collegio presieduto da Gian Luca Soana, “la professionalità maturata da Amara e Centofanti nei rispettivi campi di interesse e piegata a logiche e finalità palesemente illecite, mediante l’utilizzo di società e persone, contribuisce a rendere concreto il pericolo prospettato con più che esaustiva motivazione dal gip, che ha evidenziato la dimestichezza manifestata dagli indagati con gli strumenti bancari e fiscali, la pervicacia nel delinquere manifestata per lungo tempo, la condotta costantemente mistificatoria della realtà, rappresentando falsamente le vicende societarie attraverso la documentazione contabile“.

Recependo l’impostazione della Procura, i giudici del Riesame hanno spiegato che Amara e Centofanti “hanno adottato come modus operandi l’alterazione sistematica delle operazioni di fatturazione, quantomeno al fine di commettere le contestate violazioni tributarie, servendosi di diversi soggetti che, in qualità di legali rappresentanti delle società coinvolte nei reati fine, sono anch’essi partecipi delle condotte illecite”.

Quanto all’ipotesi di corruzione in atti giudiziari, che vede indagati Amara e l’ex presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio per utilità ricevute in cambio di provvedimenti favorevoli emessi a beneficio delle società clienti del legale, il tribunale definisce “puntuale la ricostruzione del gip, per nulla scalfita dagli argomenti esposti dalla difesa” e giudica “irrilevante che gli atti adottati dal giudice fossero quasi esclusivamente collegiali“. Ad Amara, infine, il Riesame attribuisce “un’evidente spregiudicatezza” nell’uso di una app che consente la cancellazione dei messaggi immediatamente dopo la lettura del testo, “sistema che appare evidentemente finalizzato ad impedire, mediante l’ennesima condotta di mistificazione e alterazione, l’eventuale intercettazione di messaggi“.

Aspetto non certo secondario, visto nell’ottica di un concreto pericolo di inquinamento delle prove, perché “Amara ha dimostrato di avere contatti che gli hanno consentito di venire a conoscenza non solo di intercettazioni in corso ma anche delle imminenti perquisizioni”. Sono stati infine confermati gli arresti domiciliari, sempre dal Riesame seppure in una composizione diversa, emessi dal gip nei confronti di Luciano Caruso che risponde, in concorso con l’imprenditore Ezio Bigotti, della bancarotta fraudolenta documentale per aver omesso al commissario liquidatore della Gefi Fiduciaria Romana srl (posta in liquidazione coatta amministrativa) la contabilità idonea a giustificare le rilevanti uscite finanziarie senza indicare la destinazione del denaro e impedendo cosi’ che gli organi fallimentari potessero ricostruite il patrimonio della società. “Sotto tale aspetto il consulente tecnico e il commissario liquidatore hanno ripetutamente sottolineato, nei propri elaborati, l’assenza della necessaria documentazione atta a ricostruire tali vicende“, scrive il Riesame.

Anche il Tribunale del Riesame di Messina ha depositato le motivazioni del provvedimento di conferma delle misure cautelari nei confronti degli indagati nella vicenda “Sistema Siracusa”. I giudici hanno spiegato le motivazioni che li hanno portati a condividere la linea del gip del tribunale di Messina, Maria Vermiglio, che aveva rigettato le richieste di remissione in libertà o di applicazione di misure cautelari meno afflittive a carico degli indagati.

Giuseppe Calafiore e Piero Amara restano in carcere, coinvolti nell’inchiesta delle Procure di Messina e Roma su un presunto giro di sentenze pilotate per agevolare gruppi imprenditoriali vicini agli stessi, ma a questo punto è quasi scontato che i legali difensori dei due presenteranno ricorso in Cassazione.

Dopo lo studio delle motivazioni, infatti, gli avvocati di Amara e Calafiore, ma anche dei consulenti Mauro Verace, Vincenzo Naso e Francesco Perricone, del giornalista Giuseppe Guastella e dell’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro valuteranno se ricorrere alla Corte di Cassazione per modificare la custodia cautelare. Per adesso soltanto l’ex Pm Giancarlo Longo è passato dal carcere ai domiciliari.


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