Augusta, folla commossa ai funerali di Marcello Giordani. Struggente “Nessun dorma” intonato all’uscita dalla chiesa

Tantissime le persone, che hanno affollato la chiesa Madre per l'ultimo saluto al tenore scomparso sabato

“Caro Marcello mi hai reso un po’ orfano. Un figlio è orfano del padre, ma anche il padre diventa orfano del figlio, anche se so che ci hai anticipato”. Così ieri pomeriggio padre Angelo Saraceno, parroco della chiesa di Santa Lucia della Borgata ha concluso la sua omelia officiando, insieme all’arciprete don Palmiro Prisutto, il funerale di Marcello Giordani, il tenore augustano scomparso improvvisamente a 56 anni sabato pomeriggio interpretando un po’ il sentimento di tanti.

Moltissime le persone, che hanno affollato la chiesa Madre per dargli l’ultimo saluto e stringersi al dolore, composto, ma straziato della moglie Wilma, dei figli Michele e Gerry, dei tre fratelli e di tutti i familiari. Molti sono rimasti in piedi nelle navate laterali per assistere  al rito funebre, animato dalle corali Euterpe, Iubilaeum e l’Ottava nota ensamble di Augusta, e da componenti del coro del Bellini, del Coro lirico siciliano, diretti dai maestro Rosy Messina e Antonio Manuli, quest’ultimo ha diretto anche un gruppo di musicisti dell’orchestra del Bellini, mentre all’organo ha suonato il maestro Salvo Passanisi. Molti indossavano le magliette nere con scritto Tosca e Turandot, gli ultimi due spettacoli tenuti tra Augusta e Siracusa quest’ estate e in cui molti augustani hanno anche fatto le comparse.

Padre Saraceno, commosso, ha ricordato di aver conosciuto Marcello Giordani a 13 anni, nella parrocchia di Santa Lucia in cui faceva parte di un gruppo di ragazzi di buona famiglia ed era riuscito a far integrare l’altro gruppo che veniva dalla zona più popolare . “Da allora tanta strada abbiamo fatto insieme esperienze di fede, escursioni, incontri culturali, in particolare ricordo quando stavano per organizzare il musical Caino e Abele, dove Marcello si distinse per la sua voce e incantò tutti. Io lo richiamavo perchè quando facevamo gli incontri lui sempre canticchiava, non avevo ancora intuito il suo carisma a differenza di suo padre Michele che intuì subito le sue qualità. Gli dicevo di non diventare oggetto della musica e di non farsi compare da nessuno, Marcello ricordava questi insegnamenti”.

Poi ha avuto parole di ammirazione per la moglie Wilma “una grande donna, che è stata la sua salvezza e la sua forza”, sono seguiti anche altre testimonianze tra cui quella di una nipote che ha letto una poesia, di Domenico Morello del Kiwanis che ha ricordato come il tenore gli avesse più volte confidato “che tanto aveva avuto dalla vita e volevi ricambiare con l’amore verso la citta ed essere utile alla comunità. Era molto legato a tante associazioni di volontariato augustano oggi presenti, tante  – ha detto– le iniziative portare avanti con il club service, dal primo concerto del 2000 a favore di una ragazza cieca con attitudini musicali a cui abbiamo donato una borsa di studio, agli acquisti di un video-dermatoscopio per la Lilt per la lotta al tumore della pelle e di una barca a vela per disabili”.

Marco Stella, amico da sempre, ha ringraziato il sindaco per aver voluto allestire la camera ardente. “La sua voce ha fatto conoscere Augusta in tutto il mondo, Marcello – ha affermato- è salito un po’ più in alto nel gradino dove già si trovava e ci guardava dall’altro per la sua importanza ricca di onestà, umiltà e generosità. Questi sono i sentimenti che accompagneranno la vita dei due figli. La parola che ho raccolto di più in queste 72 ore è stato “umile”. Marcello  è rimasto uno di noi, nonostante la sua grandezza, le sue foto con il presidente degli Stati uniti e tutte quelle cose meravigliose che la maggior parte di noi riesce solo ad immaginare”. Il sindaco Cettina Di Pietro,  che ha indossato la fascia tricolore ha ricordato di averlo conosciuto in campagna elettorale e che “nell’agone politico ci sono stati pure degli scontri forti, ma  ho capito subito dopo chi eri quando avevi annunciato che avresti festeggiato la tua vittoria elettorale offrendo la Cavalleria rusticana. Nessuno si aspettava che dopo la sconfitta lo avresti fatto davvero. Quando mi hai detto che eri disponibile a farlo – ha aggiunto- ho capito che eri una persona umile e buona”.

“I frutti di quelle educazione ricevuta in parrocchia li abbiamo visti dalla sua generosità e umanità – ha affermato padre  Prisutto che non ha dimenticato quando cantava nel pullman durante le gite di parrocchia o preparando il caffe al bar del distributore – Marcello è stato uno che ha voluto bene alla sua città e per la quale si è voluto spendere. Ha saputo mettere davanti l’arte più che se stesso, sono rimasto contentissimo quando mi ha chiesto di fare lo spettacolo sul sagrato della chiesa, fu l’inizio una collaborazione in cui si è caricato di tante responsabilità. Certamente il suo impegno per la città era vero, non era interessato. L’unico interesse era l’amore per questa sua comunità, oggi non è l’ultimo spettacolo è la continuazione di una vita diversa in cui davanti al Signore farai sentire la tua voce nel regno di Dio ”. Da brividi alla fine quando all’ uscita della chiesa, attorno alla bara, nonostante la pioggia i coristi  hanno intonato “Nessun dorma”, tratta dalla Turandot  e tanto cara al tenore augustano e che si è conclusa con un vibrato “Vincerò” e un lunghissimo e sincero applauso per un grande figlio di Augusta, scomparso troppo presto.

 


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