Augusta, fallimento Cantiere Noè spa: rinviate a giudizio Marina e Stefania Noè e altri 3 amministratori

In una nota Marina Noè precisa che “l’istanza di autofallimento della società effettuata nel gennaio 2020 dall’allora amministratore unico è stata una iniziativa doverosa che personalmente ho sempre sostenuto”

Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa Andrea Migneco ha disposto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta di Marina Noè, 54 anni, Stefania Noè, 56 anni, Giuseppe Alberti, 46 anni, Pietro Alberto Alberti, 89 anni e Maria Giorgio, 48 anni, per il fallimento della società Cantiere E. Noè spa., fissando l’udienza per il 30 marzo del 2020.  Si tratta degli amministratori di tutti che hanno fatto parte, negli anni, del Consiglio di amministrazione della società. Al centro della vicenda, nata già sette anni fa, ci sarebbero i debiti accumulati nel tempo dalla storica società di cantieristica navale, fondata dal padre Emanuele Noè e che da sempre si è occupata di manutenzione navale al centro storico di Augusta, finita al centro di un ’indagine della Guardia di finanza di Siracusa, che ha passato al setaccio i libri contabili accertando ingenti debiti. L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore di Siracusa Andrea Palmeri, che ha chiesto il rinvio a giudizio per 5 poi disposto dal Gup Migneco.

In una nota Marina Noè precisa che la vicenda non riguarda la “società Cantiere Navale di Augusta, che è pienamente e regolarmente operativa e sulla quale non pende alcuna istanza di fallimento”, ma la Cantiere E.Noè spa e che “il fallimento è intervenuto ormai sette anni fa, specificamente per la ritenuta irregolarità di alcune appostazioni contabili che a giudizio della Procura, se correttamente indicate, avrebbero imposto agli amministratori di richiedere il fallimento della società già in epoca precedente. – si legge-  Il rinvio a giudizio sarà per me l’occasione per chiarire definitivamente la mia posizione: devo ricordare, al riguardo, che l’istanza di autofallimento della società Cantiere E. Noè spa., effettuata nel gennaio 2010 dall’allora amministratore unico signora Giorgio, è stata una iniziativa doverosa (riconosciuta come tale dalla Procura di Siracusa) che personalmente ho sempre sostenuto, come emergerà nel corso del giudizio, a differenza degli altri soci -già amministratori- che la hanno invece costantemente e duramente avversata. Avrò modo altresì di dimostrare come le decisioni assunte nella Cantiere E. Noè spa., oggi contestate dalla Procura, non sono a me ascrivibili, ma sono integralmente riconducibili agli altri soci/amministratori i quali, peraltro, hanno osteggiato ogni progetto di ristrutturazione e salvataggio della società. Confido pertanto di poter dimostrare in dibattimento l’insussistenza dei contegni che mi vengono contestati, così come avvenuto in passato, durante la mia esperienza all’assessorato regionale all’ Industria, quando all’esito di un giudizio celebrato dinanzi al Tribunale di Messina, sono stata assolta perché il fatto non sussiste dall’accusa di abuso d’ufficio, con una sentenza irrevocabile che ha ristabilito la verità dei fatti e ripristinato l’integrità della mia immagine”.
In un’altra nota è la stessa società Cantiere Navale di Augusta a precisare di non avere “nulla a che vedere con i fatti oggetto del rinvio a giudizio e che sulla Cantiere Navale non pende nessun istanza di fallimento. La società prosegue regolarmente la propria attività nel settore della cantieristica navale, in cui opera da anni con risultati lusinghieri che ne fanno un operatore leader nel mercato di riferimento nazionale e internazionale”


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