Augusta e lo scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose al centro della tesi di laurea in Scienze politiche dell’ex parlamentare Piscitello

Secondo Piscitello occorre modificare la norma per dare la possibilità agli amministratori di difendersi e sul caso Augusta andrebbero avviate indagini alla luce del “Sistema Siracusa”

Così com’è formulato l’ articolo 143 del Testo unico degli enti locali sugli scioglimenti per infiltrazioni mafiose non dà la reale possibilità di difendersi nel caso di situazioni incerte e dubbie e non garantisce il contraddittorio e il diritto alla difesa, così com’è stato per il caso del consiglio comunale di Augusta”. È questa la conclusione a cui è arrivato l’ex parlamentare Rino Piscitello, che si è laureato in Scienze politiche all’università di Catania nei giorni scorsi scegliendo come tesi “l’ applicazione dell’articolo 143 del Tuel, riguardante lo scioglimento dei Consigli comunali a seguito di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso: il caso Augusta e i suoi sviluppi”.

Una tesi di diritto amministrativo di 180 pagine, di cui è stato relatore Fabrizio Tigano, docente di Diritto amministrativo all’ateneo catanese, che parte intanto dalla descrizione della norma nata nel 1991, modificata in modo sostanziale nel 2009 e che in 27 anni ha portato allo scioglimento, in Italia, di 299 consigli comunali e 6 aziende provinciali sanitarie. 41 consigli sono stati sciolti due volte, 15 tre volte, Platì in Calabria addirittura 4 volte, la stragrande maggioranza degli  scioglimenti è avvenuto in Calabria, seguiti da quelli in Sicilia e Puglia. Sciolto anche il Comune  di Ostia, vicino Roma  balzato ultimamente alle cronache nazionali per la testata ad un giornalista  da parte di un esponente della malavita locale.

Pur partendo dalla convinzione che, in moltissimi casi, l’applicazione della norma è stata fondamentale per rivelare casi di reale condizionamento mafiosi Piscitello afferma che, in altri casi, laddove c’era incertezza e “Augusta era  uno di questi”, non ha garantito la tutela del diritto inviolabile alla difesa e della possibilità di opporsi agli atti della pubblica amministrazione, per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, come previsto dagli articoli 24 e 113 della Costituzione.

La storia di Augusta è una di quelle in cui è più evidente l’errore, con un provvedimento di scioglimento che, essendo considerato di alta amministrazione, si ritiene non possa essere incerto o dubbioso. E non ammette difesa degli amministratori – afferma Piscitello che ricorda, invece, gli errori e le anomalie sulla relazione come – quando ad esempio si confonde l’ex presidente del Consiglio con un omonimo, o dalle intercettazioni ambientali e video i Carabinieri documentano l’incontro dell’ex sindaco con un (oggi) collaboratore di giustizia per poi dire in tribunale che l’incontro non c’è stato e che si è trattato di un caso di omonima. O dire che c’è condizionamento mafioso perchè il Comune non ha il Prg, che non è stato approvato in moltissimi altri comuni o perchè non si è assegnato il bene confiscato alla mafia che, ad oggi, dopo 5 anni dallo scioglimento, non è assegnato a nessuno. Tutti errori che l’ex sindaco Carrubba ha evidenziato nella sua difesa quando ha fatto ricorso al Tar, una difesa che non è stata presa in considerazione perchè il Tribunale amministrativo regionale non entra nel merito delle questioni. Io ho sempre sostenuto, che c’è stato dietro un complotto di un gruppo organizzato contro Carrubba, all’epoca parlai di alcune persone che potevano avere un ruolo e che oggi si trovano inserite all’interno del cosiddetto Sistema Siracusa. Mi auguro che qualche indagine sulle possibili correlazioni venga fatta e che ci possa essere una revisione sul caso Augusta”.

Secondo l’ex parlamentare è allora necessario arrivare ad una modifica della legislazione, riducendo intanto la discrezionalità di chi decide, rendendo pubblica la relazione di accesso della commissione in modo che tutti possano essere coscienti di quello che accade e trovare una terza via tra lo scioglimento o il non scioglimento, introducendo una sorta di meccanismo di controllo di legittimità degli atti.


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