Augusta, don Prisutto scrive di nuovo alle istituzioni: “non rispondete con il solito linguaggio ma venite alla messa del 28 settembre”

L’arciprete della chiesa Madre, che si batte contro l’inquinamento dal 1986 chiede di voler risolvere le problematiche ambientali e sanitarie del triangolo industriale

Chiedo rispettosamente alle istituzioni in indirizzo di non rispondere a questa lettera con il linguaggio di chi abitualmente se ne lava le mani scaricando ad altri competenze e responsabilità. Ancora una volta siete invitati, come rappresentanti istituzionali, a essere presenti nella chiesa Madre di Augusta il prossimo 28 settembre 2018 alle 18,30 per partecipare alla 54esima messa per la vita”. Si conclude così l’ennesima lettera inviata, ieri, ai presidenti della Repubblica e della Regione, ai ministri dell’Ambiente e della Salute e al prefetto di Siracusa da don Palmiro Prisutto, il battagliero arciprete di Augusta, che dal 1986 chiede alle istituzioni di “voler intervenire per la risoluzione delle problematiche ambientali e sanitarie riguardanti le città di Augusta, Priolo, Melilli e anche Siracusa. Devo prendere atto che – scrive nella missiva – dalle risposte ufficiali avute negli anni trascorsi le istituzioni sono certamente a conoscenza della rilevante situazione di disagio e di degrado in cui versano non solo le città nominate ma soprattutto gli abitanti di esse. Delle problematiche vissute dagli abitanti di questo territorio  da quasi settanta anni  se ne sono interessate non solo le istituzioni sanitarie nazionali ed anche mondiali, ma anche il mondo dell’informazione, dentro e fuori i confini nazionali“.

Tutti, dalla stampa, al web alla televisione e perfino anche il  cinema conoscono ormai la realtà megarese  e il problema dell’inquinamento colloca il caso Augusta tra le prime posizioni perfino in Europa.

Quello che mi addolora e mi stupisce – afferma -, non solo a livello personale è proprio il fatto che, di fronte al forte grido di sofferenza che si eleva forte da decenni da questo territorio le istituzioni, che pur conoscono bene non hanno invece saputo dare quelle adeguate e coerenti risposte che i cittadini si aspettavano. Anzi sembra che esista una sorta di progetto intenzionale mirante ad annientare definitivamente, in modo particolare, la città di Augusta”.

Poi ricorda che Augusta, è la seconda città in provincia dopo il capoluogo è ridotta “quasi a una città fantasma“, pur avendo prodotto e contando a farlo, con il suo porto e il tessuto economico, tra l’1 e il 2% del Pil, anziché avere tutte le attenzioni del caso quale realtà produttiva, “ha dovuto subire irragionevolmente il ridimensionamento dell’ospedale, la chiusura di molti servizi pubblici, ma soprattutto l’emigrazione di centinaia di giovani.  A tutto questo occorre aggiungere anche il fatto che – prosegue – per i notissimi motivi ecologico-ambientali la situazione igienico – sanitaria del comprensorio territoriale è precipitata e ormai ha raggiunto livelli del tutto inaccettabili“.

Da qui la necessità di richiamare le istituzioni, che, però, al momento non danno risposte: “abbiamo istituzioni incapaci perché colpevolmente non sono in grado di affrontare le problematiche vere denunciate nelle lettere (vedi caso mancate bonifiche rada, oppure codarde che – continua – per il loro quieto vivere preferiscono non solo non rispondere alle legittime istanze dei cittadini, ma anche non agire perché non sono più in grado di gestire una situazione diventata difficile o insostenibile come nel caso della situazione sanitaria di Augusta, dove il cancro ed altre patologie stanno letteralmente annientando la popolazione. Almeno due casi in Italia stanno mettendo in discussione la credibilità delle istituzioni e in cui emerge in tutta la sua drammaticità il conflitto lavoro e salute: Augusta e Taranto. Non credo che alcune istituzioni verranno mai ad Augusta – conclude don Palmiro – per partecipare ad una delle messe del 28: la loro presenza sarebbe senz’altro compromettente. Significherebbe non solo dare riconoscimento al problema reale, ma soprattutto sarebbe il riconoscimento di una strage deliberatamente nascosta, che dura ormai da quasi settanta anni. Più facile, invece, essere presenti ai funerali delle vittime di un sisma, (nel 1990 neanche questo per Augusta), di una valanga, di un’alluvione, del crollo di un edificio o di un ponte, ma non essere presenti alla celebrazione che ricorda una strage il cui numero imprecisato di vittime è molto più consistente di tante altre stragi messe insieme”.


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