Augusta, concluso il Festival della Storia patria e si pensa già ai prossimi progetti

Nata quest’anno l’associazione culturale è composta da 8 soci fondatori, 16 onorari, 11 benemeriti e  374 sostenitori per un totale di 409 soci

Un catalogo del patrimonio culturale augustano per il censimento e la realizzazione di una “Carta del territorio” coi suoi monumenti, castelli, fortezze, aree archeologiche antiche, aree archeologiche industriali, chiese, conventi, edicole votive, ma anche attenzione sui progetti di recupero dei vari beni monumentali del territorio, con particolare riferimento alla ricetta di Malta.  Sono i  prossimi impegni della società augustana di Storia patria guidata da Giuseppe Carrabino, che nei giorni scorsi ha  concluso la prima edizione del Festival di Storia patria, che per diversi giorni ha visto  alternarsi  visite guidate per l’illustrazione delle epigrafi con l’iniziativa “La pietra racconta”, ma anche conferenze di vario tipo, dalla battaglia navale di Capo Passero del 11 Agosto 1718 ai rimedi salutistici popolari e cure farmacologiche attuali alla storia delle saline ad Augusta dal XVI al XX secolo.

Presentata anche l’ultima pubblicazione della socia Carmela Mendola dal titolo “Mânannu mi diceva”, attenzione è stata rivolta anche al mondo della scuola con il concorso “u Caruseddu de paroliscurdati finalizzato ad una ricerca dei termini dialettali augustani e il premio-borsa di studio intitolato all’ex sindaco “Giuseppe Marotta”, per la migliore tesi di laurea relativa al periodo 1946 -1952 con un assegno di mille euro.

Durante la serata conclusiva  Carrabino ha ricordato che la Società augustana è composta da 8 soci fondatori, 16 onorari, 11 benemeriti e  374 sostenitori per un totale complessivo di 409 soci, che il ministero dei Beni culturali ha concesso il logo “2018 – Anno europeo del patrimonio culturale” per le vari iniziative, che è stato pubblicato il primo numero del Bollettino ed  è anche arrivata una donazione di cinquecento dollari da parte dell’augustano emigrato in California Ben Piazza.

Ringrazio Antonio Calbi, neo sovrintendente dell’istituto nazionale del Dramma antico di Siracusa – ha detto – per aver auspicato la collaborazione con la Società augustana di storia patria. In quest’ottica siamo già al lavoro per proporre iniziative che possano contribuire ad esaltare alcuni importanti siti del nostro territorio. Avviato altresì il progetto per un catalogo del patrimonio culturale augustano che preveda il censimento e la realizzazione di una “Carta del territorio” coi suoi monumenti, castelli, fortezze, aree archeologiche antiche, aree archeologiche industriali, chiese, conventi, edicole votive e quant’altro caratterizza ed esprime Augusta e nella successiva produzione del catalogo ovvero dell’inventario dei beni quale premessa fondamentale per le future azioni rivolte alla promozione del patrimonio culturale materiale e immateriale di Augusta.”

Sono stati, inoltre, avviati  contatti con la Sovrintendenza ai monumenti in merito sulla situazione del patrimonio monumentale per quanto riguarda la progettazione finalizzata ad interventi di consolidamento e restauro e sul riutilizzo dei beni. “Sono abbondantemente note le criticità in cui versa il patrimonio monumentale di Augusta e del suo territorio – ha proseguito – frutto certamente di decenni di abbandono ma anche di interventi a singhiozzo o, per taluni casi, della necessità di cospicui finanziamenti. Aggiungiamo, anche, dell’incapacità di talune istituzioni di indicare con chiarezza la destinazione e l’uso di taluni monumenti.  Siamo consapevoli delle diverse e complesse situazioni e magari con le competenze di vari Enti Stato, Regione, Demanio, Curia arcivescovile, Fondo edifici culto, Comune, Sovrintendenza e, in qualche specifico caso, anche dell’Azienda ospedaliera. Certamente occorre una pianificazione delle priorità anche per indirizzare eventuali finanziamenti, che abbiano comunque una finalità in termini di utilizzo dei beni e della loro completa fruizione.

Tra i progetti a cui la società guarda con attenzione c’è il recupero della Ricetta di Malta, con l’obiettivo di lasciarlo nella disponibilità della città per destinarlo ad usi culturali.


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