Ammalato di cancro chiede di essere seppellito ad Augusta. L’appello dei figli: “Vogliamo papà a casa”

I quattro figli Giusi, Sara, Paolo e Ivan Patania hanno scritto una lettera aperta all'amministrazione ed ai cittadini di Augusta, in mattinata è previsto un incontro al Comune con la famiglia  

Vogliamo papà a casa”. Inizia così la lunga lettera firmata da Giusi, Sara, Paolo e Ivan Patania, figli di Salvatore, il settantatreenne augustano malato di cancro, che giace un letto di un ospedale calabrese dove si è trasferito nel 2017 per poter essere meglio assistito.

L’ultimo desiderio di nostro padre – scrivono i figli – é di essere portato nel suo paese di nascita, dove è nato e ha vissuto per tanti anni. Un paese che lui ha sempre amato e, anche se nostro padre nella sua gioventù, ha girato il mondo a noi figli ha sempre detto che é la città più bella del mondo. Oggi la sua citta lo sta rinnegando rifiutandoci una degna sepoltura. Papà lotta da 7 anni per un tumore ai polmoni e ha subito purtroppo anche un esportazione del polmone sinistro. Una tragedia per noi figli che abbiamo dovuto farlo operare scegliendo, come ospedale oncologico, quello di Rionero in Vulture, che ha una tecnica migliore rispetto ad altri ospedali vicino Augusta e che non prevedeva l’amputazione di tre costole. In questi giorni le sue condizioni sono peggiorate, pesa ormai 40 kg, ha emorragie interne e nel prepararci al peggio prepariamo tutto. Vestiti, scarpe, piangendo davanti alle commesse di un negozio perché non é l’ acquisto per un vestito a festa, ma di un ultimo viaggio.

Ci prepariamo e interpelliamo le onoranze funebri di Augusta per riportarlo a casa, disposti ad affrontare tutto a nostre spese perché papà merita. Non ci ha fatto mai mancare nulla, una vita di sacrifici per farci studiare e ci insegnava ad essere rispettosi corretti e umili. Nel darci da fare riscontriamo un intoppo e scopriamo l’impossibilità di far seppellire mio padre nella sua città solo perché, tre anni fa, siamo stati costretti a portare la residenza in Calabria, da mia sorella Sara non solo per essere accudito direttamente, ma per avere l’assistenza sanitaria necessaria serve essere residente e anche per essere più vicini a Rionero per le ripetute visite di controllo.
Questo cambio di residenza oggi ci vieta di far seppellire papà ad Augusta. Mi mobilito subito, chiamando i vari uffici di competenza del Comune di Augusta telefonicamente perché io risiedo a Francavilla in Sinni, in Basilicata e nel frattempo chiedo a mio fratello minore di recarsi al Comune dove chiede di prendere un appuntamento con il sindaco, che non lo ha mai ricevuto. Nemmeno al telefono nessuno mi dà una soluzione, insisto nell’ avere il numero di chi di competenza, ma mi viene negato. Riesco a trovare il numero del sindaco, ma non mi risponde mai squillando invano. Ho parlato con il centralino del Comune per chiedere incontro al sindaco e lo stesso lo fa di persona mio fratello, ma nuovamente nessuna risposta.

Dopo aver aspettato per più di 10 giorni richiamo e dico se non posso parlare con il sindaco almeno posso parlare con il responsabile di competenza dell’ufficio. Mi passano l’ ufficio dove parlo con una signora e gli espongo il mio problema nuovamente, ma mi viene risposto che secondo il regolamento comunale non può essere seppellito nella sua città, ma lo dovrei seppellire in Calabria, oppure cremarlo se proprio lo vuole portate ad Augusta e tenerlo a casa di un familiare. Sono rimasta pietrificata dietro tanta freddezza.

Ho detto alla signora se ha un padre o dei figli fuori e se non può più portarli a casa cosa farebbe. Distrutta, amareggiata, spaventata, disperata di perdere mio padre e con l’aggiunta di non sapere dove seppellirlo perché un freddo regolamento comunale me lo vieta e che nessuno dell’amministrazione mi ha risposto o ricevuto, almeno solo per ascoltare il mio problema e quello di un cittadino di Augusta. Nessuno di competenza ci ha ascoltato. Nella disperazione ho mandato una lettera ad in gruppo di augustani sui social network dove sono stata degnamente ascoltata dal signor Nico Cirillo e Giancarlo Triberio, persone che non conosco. E scopro che dopo vari tentativi anche per loro nessuna risposta.

Nella mia disperazione chiedo consiglio al sindaco del mio paese Francavilla in Sinni, che si mobilita subito per parlare con chi di competenza cercando di parlare con qualcuno di Augusta, uffici ed amministratori, ma impossibile. Nessuna risposta tanto da essere scioccato in quanto sindaco e ora consigliere regione Basilicata, che ha preso a cuore questo assurdo intoppo burocratico. Lancio un accorato appello a chi amministra la città e a tutti i suoi cittadini affinché possano far tornare mio padre a casa sua dove è nato cresciuto e dove è giusto che riposi in pace“.


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